Vincenzo Strino

Comunicazione Digitale

La Politica in Star Wars

La Politica in Star Wars

In questo post sono riuscito ad unire due tra le cose che mi interessano di più al mondo: Star Wars e la politica.

Inutile dirlo: quella di Lucas è la mia saga preferita in assoluto. Il mio lato nerd si nutre di quei suoi personaggi iconici, paesaggi mozzafiato e delle battaglie epiche in mezzo all’universo. I film della saga spesso colpiscono per le trame riguardanti la politica. Forse perché la storia è situata in quella galassia lontana per cui a volte le persone possono scordare quanto la politica del mondo reale e quella di Star Wars siano parallele tra loro. Un processo che è evidente dal 1977, anno del primo episodio. Che poi è il quarto. Vabbe’. Ci siamo capiti.

I paralleli politici sono stati più marcati in Rogue One dello scorso anno. Nella scena iniziale Orson Krennic, architetto principale del super laser della Morte Nera, rintraccia Galen Erso, un talentuoso scienziato ormai ritiratosiSe qualcuno ha letto Catalyst di James Luceno prima del film saprà che Galen aveva precedentemente lasciato il progetto (intitolato Project Celestial Power) una volta scoperto che il suo lavoro era stato modificato per essere trasformato in una super arma invece che la fonte di energia sostenibile a basso costo a cui credeva di lavorare.

Nella scena di cui sopra in Rogue One, dopo aver cacciato lo scienziato fino al pianeta di Lah’mu, Krennic cerca di persuadere Erso a tornare al programma per garantire “la pace e la sicurezza per la galassia”. Lo scambio di battute è significativo: «Confondi la pace con il terrore» dice Galen. «Beh, dobbiamo cominciare da qualche parte » gli risponde Krennic.

Molti hanno paragonato Galen Erso a J. Robert Oppenheimer, padre della bomba atomica. Oppenheimer si rimproverò molto per la sua partecipazione al progetto. Dopo la prima detonazione della bomba atomica disse:

«Ora sono diventato la morte, il distruttore dei mondi». 

Anche Erso si sente anche così. La proliferazione dell’uso del nucleare nella realtà vive un parallelo assai credibile nella corsa alla costruzione della Morte Nera – un tentativo di creare armi più grandi e potenti da utilizzare per regnare attraverso la paura.

Il dialogo Erso-Krennic è però multiforme e può essere letto in molti modi. Questa è la meraviglia di Star Wars: ci permette di esplorare paralleli del mondo reale in un ambiente sicuro.

Prendiamo ad esempio le opinioni distinte dell’attivista accademico e politico Noam Chomsky, che una volta affermò che: «Il modo migliore per porre fine al terrorismo è smettere di partecipare ad esso» . L’affermazione di Chomsky è stata schierata in opposizione alla strategia della Dottrina Bush, la quale dichiarava che gli Stati Uniti avevano il diritto di tutelarsi contro i paesi che portano o prestano aiuto a gruppi terroristici. Dalla citazione di Chomsky possiamo notare come la Dottrina Bush possa essere vista come un esercizio, come Erso dice nel film: «Confondendo la pace con il terrore».

Ci sono altri paralleli notevoli con gli anni di presidenza Bush che si trovano in Star Wars. Negli States, nel 2002, quando la sua nazione provava a riprendersi dall’orrore degli attacchi dell’11 settembre dell’anno precedente, il presidente George Bush dichiarò: «O con noi o con i terroristi»

Questo tema del “con noi o contro di noi ” ritorna in una delle scene di quello che attualmente è il mio film preferito dell’intera saga: La vendetta dei Sith. Il richiamo di Bush infatti ricorda molto quello di Anakin ad Obi-Wan Kenobi: «Se non sei con me, sei il mio nemico». Forse i sentimenti di Lucas sulla questione diventano evidenti quando Obi-Wan risponde:

«Solo un Sith vive di assoluti».

In questo stesso scambio, Obi-Wan mette le sue carte sul tavolo: «Anakin, la mia fedeltà è alla Repubblica – alla Democrazia!». Al maestro Kenobi è chiaro che le azioni di Anakin e del Cancelliere (ora imperatore) sono del tutto contrarie a quelle di una repubblica democratica funzionale. Nello stesso film, ci viene mostrato che, proprio mentre il futuro Dart Fener e Obi-Wan stanno duellando sul pianeta Mustafar, su Coruscant, invece, Palpatine parla al Senato Galattico. Palpatine spiega come i Jedi abbiano tentato di esercitare violentemente un colpo di stato e come sia stato ferito nella colluttazione. Dice che la rivolta è stata repressa con successo e, come conseguenza, la Repubblica “sarebbe stata riorganizzata nel primo impero galattico per una società sicura e sicura“.

Così come i membri del Senato si ergono in una standing ovation per Palpatine, il senatore Padme Amidala – ora moglie di Anakin/Dart Fener e presto madre di gemelli Luke e Leia – si rivolge tristemente al senatore Bail Organa dicendo:  «È così muore la libertà – sotto scroscianti applausi…». La scena simboleggia l’ascesa di qualsiasi regime totalitario o militare. Durante tutta la storia l’istigazione della paura è stata utilizzata da gruppi, di influenza maggiore o minore, per costruire un cammino verso la regola assoluta.

Basterebbe osservare meglio tutta la saga per trovare esempi che conducono a contemplare eventi nel mondo reale.

Il film stesso è uscito dalle ceneri della guerra del Vietnam e dello scandalo di Watergate. Molti esperti di cinema e pop culture credono che questo sia uno dei motivi principali per i quali la trilogia originale ha avuto così successo quando uscì nelle sale. Non solo ha rappresentato temi universali come la speranza, la redenzione nel suo uso del modello di viaggio dell’eroe, ma è stato anche in grado di trasmettere qualcosa su quello che tutti nel paese, e forse il mondo, stavano pensando della società in quel momento.

Mentre tutti noi passiamo in tempi sempre più turbolenti a livello nazionale e globale, continuiamo a nutrire la speranza in Star Wars, non solo per una fuga, ma anche per aiutarci ad elaborare il mondo che ci circonda in modo riflessivo e considerato. Un mondo da Jedi e non da Sith.

P.S. Questa è la mia scena preferita di sempre: parte malissimo, ma poi…

 

in Dicembre 9, 2017

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