Vincenzo Strino

Comunicazione Digitale

Dieci cose imparate in dieci anni di campagne elettorali

Dieci cose imparate in dieci anni di campagne elettorali

Tra qualche mese saranno passati dieci anni dalla prima campagna elettorale a cui ho lavorato e di cui ricordo ancora l’emozione e le mani ustionate per i tanti caffè che mi toccava portare dal bar al comitato in qualità di ultima ruota del carro (alias vice-addetto stampa). Dell’ultima (finita a giugno) ricordo la gioia per una vittoria pianificata e sofferta dal primo all’ultimo momento. In tutte ho lasciato pezzi di fegato ma soprattutto di cuore e, in tutte, ci sono episodi, storie e persone che un giorno mi piacerebbe raccontare. Nel frattempo però ho deciso di condividere ciò che ho imparato in questi anni dalla mia prospettiva.

ELEZIONI = STRESS

Partiamo da un presupposto importante per chi non ne ha mai vissuto una: la campagna elettorale vuol dire fatica fisica e nervosa. Tempi stretti, cambi di programma continui, crisi isteriche e di personalità. Il primo passo è quindi questo: se vivi bene all’interno del comitato, comunichi bene. È giusto dirselo: ci sono staff da 50 persone che lavorano malissimo e staff da 2-3 persone che fanno un gran bel lavoro: non è una questione di numeri, ma di come si organizza. Fatto questo, è giusto capire…

CHI COMUNICA IN CAMPAGNA ELETTORALE

Chi si occupa dei social all’interno di un comitato è ancora visto come un alieno. Per questo c’è bisogno che spieghi, prima di poterla dimostrare nei fatti, la propria utilità. Se sei un professionista con un po’ d’esperienza devi prevedere un lavoro a stretto contatto con il resto del team e quindi adattarti all’equilibrio dell’intero comitato. È un processo lento in cui bisogna dimostrare una professionalità che in altri ambienti è data per scontata. Molto spesso c’è bisogno di spiegare cose che a te sembrano normalissime ma che per molti che sono al tuo fianco non lo sono affatto. Tu sei le mani e la voce del candidato in questo fantastico mondo che è il web, quindi devi…

AVERE PACIENZA

Come canta Gabbani in “Occidentali’s karma”, i social ci hanno resi un paese di tuttologi. Dal diritto amministrativo alla viabilità passando per l’ingegneria edile e la politologia: in campagna elettorale qualunque cosa si comunichi per conto di un candidato -che si tratti di qualcosa di leggero, giusto o dolce- non piacerà a qualcuno, e quel qualcuno, per quanto a digiuno di qualunque preparazione sul tema, terrà una conferenza pubblica sui motivi per cui quella cosa è sbagliata, pensata da soggetti incompetenti o lontani dai problemi che sono immancabilmente ben altri, realizzata in malafede o per interessi variamente distanziati dal concetto di bene comune.

È normale: siamo fatti così. Per moderare l’account di un candidato o di una lista ci vuole pacienza: pace interiore e pazienza.

GIOCARE DI SQUADRA

Un comitato elettorale è come il corpo umano: chiunque ne fa parte svolge un ruolo spesso invisibile, ma che ha una funzione specifica fondamentale. In nove casi su dieci non sei tu a decidere i tuoi compagni di squadra, ma il candidato o chi lo segue da sempre. Il rischio è di ritrovarsi con persone magari anche molto competenti ma che hanno dei ritmi e stili lavorativi diversi dai tuoi. Cosa fare in questo caso? Rendersi funzionali al sistema, lasciando fuori qualsiasi negatività tra i componenti dello staff perché un comitato che funziona si vede. Per farlo funzionare è necessario…

DARSI DELLE REGOLE

Ci si deve dotare di una policy (insieme di regole) per lavorare bene tra persone che magari si trovano fianco a fianco per la prima volta ma soprattutto per moderare i commenti: non bestemmiare, non augurare la morte al candidato, ai suoi familiari e a chiunque ti risponda ecc. Applicarla, però, sarà facile solo di rado: la responsabilità di togliere la parola a qualcuno, se si lavora per un candidato, è pesante, e spesso è difficile tracciare un confine fra una legittima e magari feroce contestazione e un insulto che deve essere rimosso.

Parliamoci chiaro: un insulto si può costruire in molti modi. Se scrivo che “il candidato Topolino ha rotto il cazzo” non è mai grave quanto insinuare, anche nel più forbito dei linguaggi, che il candidato Paperino ha fatto affari con la camorra. Moderare una conversazione implica l’esercizio di una sensibilità che va allenata giorno per giorno avendo la certezza che a qualunque intervento in questo senso (anche quando effettuato espressamente a tutela di chi, senza forse nemmeno rendersene conto, si mette nella posizione di essere querelato) corrisponderà un’accusa di censura. E poi bisogna sempre ricordarsi che…

RISPONDERE SERVE

I social non sono l’ennesimo palco da cui tenere comizi e sermoni, servono ad avvicinare il candidato alle persone che vogliono votarlo e che magari quando vanno in comitato non lo trovano. Ma a cosa serve davvero rispondere sui social?

  • recepire le risposte: replicando con spiegazioni chiare, quando possibile e necessario, e a beneficio non solo dell’utente che le esprime, ma di chiunque legga.
  • Ad usare le risposte come feedback da veicolare all’interno del comitato, come polso dell’impatto delle singole proposte del candidato.
  • intercettare, in questa attività, i focolai di crisi.
  • risolvere problemi, interpretando le esigenze e mediando con il resto dello staff. A domande e critiche bisogna rispondere illustrando servizi e azioni amministrative che il candidato vorrà intraprendere una volta eletto.

Per questo sui social bisogna farlo senza mediazioni, con l’obiettivo di far sì che la notizia sia chiara e accessibile a tutti e che possa ricondurre ad un’idea coerente di quello che è il candidato. Quindi diventa necessario…

NON COMMETTERE ERRORI

Dopo (quasi) dieci anni mi rendo conto che agli occhi di molti sembrerà una banalità, ma prima, durante e dopo una campagna elettorale è necessario studiare: questa è la base per provare a non commettere troppi errori. Conoscere le dinamiche della politica nazionale in primis, poi gli elementi della politica locale, la cronaca del contesto in cui si sta facendo campagna elettorale, sia esso una città, una regione o la nazione intera; i principi di diritto, il funzionamento e le competenze all’interno dell’ordinamento giuridico. È necessario essere accurati, perfino ossessivi: capire i dettagli di tutto quello che si comunica, approfondirli per prevenire le domande, approfondirli di nuovo per rispondere a posteriori a tutte quelle cui non si era pensato prima, conoscere origine e senso delle scelte e infine spiegarle, rendendole chiare per tutti, magari senza banalizzarle.

Questo studio diventa fondamentale nella fase finale della campagna elettorale, dove lo stress è a livelli di sopportazione massima, perché, come nei km finali di una maratona, non si ha più quella lucidità degli inizi. Per questo motivo serve studiare da subito determinati fattori, in modo da creare degli automatismi che ci aiuteranno ad agire sempre in modo lucido ed efficace. Poi sì, gli errori si fanno lo stesso, è inutile fare i fenomeni. Per colpa tua o di qualcun altro, non conta: lo staff di un candidato viene visto come un’unica persona, cioè il candidato. Quindi si chiede scusa, si corregge e si impara anche il giorno dopo la vittoria del tuo candidato. Il primo atto per studiare bene qualcosa è la…

VERIFICA DELLE FONTI

Occuparsi dei social di un candidato durante una campagna elettorale è un po’ come essere il public editor di un giornale online: devi verificare una notizia prima che venga pubblicata e scegliere se e quando è il momento giusto per pubblicarla. Nei miei primi anni di attività ho alternato il lavoro di consulente a quello di giornalista, imparando sul campo cosa significhi verificare se una notizia è vera o no. Questo tipo di formazione “ibrida” mi è servita poi a capire più facilmente dove reperire notizie certe e come fiutare le fake news prima degli altri.

L’attività quotidiana di chi gestisce la comunicazione di un candidato comprende un continuo fact-checking delle affermazioni altrui. È utile costruirsi una mappa delle fonti affidabili: gli enti di riferimento, le leggi, la giurisprudenza. Ed è importante informarsi a propria volta il più possibile, essere veloci e puntuali nelle ricerche, saperle sintetizzare, capire quando un articolo o un post possono scatenare una crisi, e prevenirla. E poi bisogna…

CAPIRE GLI ALTRI

La sensibilità richiesta al moderatore va oltre la scelta di cosa resta o non resta in un argomento. I troll sono tanti, ma non sono tutti. Chi fa questo lavoro deve capire l’interlocutore: l’entità del suo problema, la legittimità della sua rabbia, della sua frustrazione, del suo semplice disaccordo. Il modo più facile per farlo è mettersi nei suoi panni: “Se fossi un disabile e vivessi in una casa popolare con l’ascensore rotto”, “se avessi un genitore anziano non autosufficiente”, non mi arrabbierei anche io?

Usare la propria esperienza di vita, e completarla con l’umiltà di comprendere senza giudicare, è cruciale.

“Mettersi nei panni” è un esercizio di empatia, non una razionalizzazione: se qualcuno oggi subisce una rapina, delle classifiche del Sole24Ore e della diminuzione dei reati certificata dalla Questura non gliene può fregare di meno.  A volte basta pronunciare le parole che vorremmo sentirci dire noi: “hai ragione”, “Ci dispiace” “Come possiamo aiutarti?”. Morale della favola:

MEGLIO UN MANIFESTO GIGANTE O UNA PAGINA GESTITA BENE?

C’è chi è convinto che un manifesto gigante o un comunicato stampa dai toni roboanti possano ancora sortire lo stesso effetto di venti anni fa e non capisce che i social, oggi, sono la base della comunicazione in campagna elettorale. Vedere ancora come “nuovi ” i social media, quando si parla di comunicazione nel 2017, è abbastanza avvilente. Spesso quindi, i candidati, sollecitati più dai figli che dalla necessità di aver un rapporto diretto con i propri elettori, decidono di aprire i profili per affidarli poi a qualcuno della propria segreteria o al nipote smanettone. E i risultati (pessimi, anche alle urne) poi si vedono.

in Novembre 10, 2017

#Instagram

  • Strawberry Rome Forever 🍓
(avevo fame)
  • Criticare l'attuale algoritmo di Instagram davanti ai responsabili nazionali di #Instagram e #Facebook: fatto ✔️
Se mi bannano sapete perché. Questa foto di @humansoftukulti sarà l'unica testimonianza 😂
  • Ho visto che c'era il sole ed ho pensato di andare al mare 🌊☀️
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  • In questi giorni si parla tanto di giovani. Non so se si tratti di una strategia politica o altro, ma posso dire che quando sono con loro mi illumino (e questa foto lo dimostra) 💡
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  • Ma che parlamm' a fa?
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  • Non sono tipo da frasi fatte e da mimose, quindi ho optato per una guantiera di sfogliatelle calde ❤️
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  • Internet Is boring
(a special postcard from Rome)
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  • Lookin' at future 🌠
Nun teng niente a vedè cu' nisciuno ❤️✊
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  • Il ritmo è qualcosa che ti viene dall'anima. A volte pare bordello, ma solo perché rispecchia quello che tu tieni dentro e provi a tirare fuori per farlo sentire agli altri.
La comunicazione è ritmo
🥁💓
  • Ma secondo voi, si può fare il pranzo della domenica con una vista così?
Mi si è riempito subito lo stomaco d'amore, di vita, di bellezza ancora prima di cominciare a mangiare.
E pensare che ero lì per lavoro.
Che bella Capri la domenica mattina, che bella la primavera! 🌷🏝️😍
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  • Col tempo sono diventato di indole meno punk e più jazz 🥁
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  • Stamm turnann •
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